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giovedì 26 settembre 2013

"A ti solo se llega" de Pedro Salinas - "A te si arriva solo attraverso te" di Pedro Salinas



"A ti solo se llega"

A ti sólo se llega
por ti. Te espero.

Yo sí que sé dónde estoy,
mi ciudad, la calle, el nombre
por el que todos me llaman.
Pero no sé dónde estuve
contigo.
Allí me llevaste tú.

¿Cómo
iba a aprender el camino
si yo no miraba a nada
más que a ti,
si el camino era tu andar,
y el final
fue cuando tú te paraste?
¿Qué más podía haber ya
que tú ofrecida, mirándome?

Pero ahora,
¡qué desterrado, qué ausente
es estar donde uno está!
Espero, pasan los trenes,
los azares, las miradas.
Me llevarían adonde
nunca he estado. Pero yo
no quiero los cielos nuevos.
Yo quiero estar donde estuve.
Contigo, volver.
¡Qué novedad tan inmensa
eso, volver otra vez,
repetir lo nunca igual
de aquel asombro infinito!
Y mientras no vengas tú
yo me quedaré en la orilla
de los vuelos, de los sueños,
de las estelas, inmóvil.
Porque sé que adonde estuve
ni alas, ni ruedas, ni velas
llevan.
Todas van extraviadas.
Porque sé que adonde estuve
sólo
se va contigo, por ti.

(Pedro Salinas, La voz a ti debida, 1933)

A te si arriva solo attraverso te.
Ti aspetto.

Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutto mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.

Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient'altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti sei fermata?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?

Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un'altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.

Pedro Salinas, da La voce a te dovuta, Einaudi 1979


lunedì 23 settembre 2013

"Il vecchio professore" di Wislawa Szymborska



"Il vecchio professore"

Gli ho chiesto di quei tempi,
quando ancora eravamo così giovani,
ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti.


È rimasto qualcosa, tranne la giovinezza
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro
cosa è bene e male per il genere umano.


È la più mortifera di tutte le illusioni
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto del futuro,
se ancora lo vede luminoso.


Ho letto troppi libri di storia
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto della foto,
quella in cornice sulla scrivania.


Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata,
moglie, figlioletta sulle sue ginocchia,
gatto in braccio alla figlioletta,
e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio
un uccello non identificato in volo
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto se gli capita di essere felice.


Lavoro
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.


Alcuni miei ex assistenti,
che ormai hanno anche loro ex assistenti,
la signora Ludmilla, che governa la casa,
qualcuno molto intimo, ma all'estero,
due signore della biblioteca, entrambe sorridenti,
il piccolo Jas che abita di fronte e Marco Aurelio
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto della salute e del suo morale.


Mi vietano caffè, vodka e sigarette,
di portare oggetti e ricordi pesanti.
Devo far finta di non aver sentito
-mi ha risposto.


Gli ho chiesto del giardino e della sua panchina.


Quando la sera è tersa, osservo il cielo.
Non finisco mai di stupirmi,
tanti punti di vista ci sono lassù
-mi ha risposto.

Wislawa Szymborska, Due punti, ed. Adelphi 2007

giovedì 19 settembre 2013

"Ora che sale il giorno" di Salvatore Quasimodo



"Ora che sale il giorno" di Salvatore Quasimodo

Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!

domenica 16 giugno 2013

"Canzone" di Allen Ginsberg



Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che portiamo
è amore.

Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
s'angoscia
fino a nascer
nell'umano -

s'affaccia dal cuore
bruciando di purezza -
poiché il fardello della vita
è amore,

ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell'amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell'amore.

Non c'è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d'amore -
sia matto o gelido
ossesso d'angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
- non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:

il peso è troppo

deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.

I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima viene
gioiosa fino agli occhi -

sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al mio corpo
dove sono nato.

lunedì 10 giugno 2013

Il futuro di Julio Cortàzar

"IL FUTURO"




E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortàzar

domenica 14 aprile 2013

L'amore secondo Marguerite Yourcenar



"Assente, il tuo volto si dilata tanto da colmare l'universo. Passi allo stato fluido, quello dei fantasmi. Presente, si condensa; e raggiungi la concentrazione dei metalli più pesanti, l'iridio, il mercurio. Mi fa morire, quel peso, cadendomi sul cuore."

"Dove trovare scampo? Tu riempi il mondo. Non posso fuggire che in te stesso."

"Quando ti rivedo, tutto ridiventa limpido. Accetto di soffrire."

"E tu te ne vai? Tu te ne vai?... No, tu non te ne vai: io ti trattengo... Mi lasci nelle mani la tua anima come un mantello."

"Sei giorni fa, sei mesi fa, erano sei anni allora, e fra dieci secoli... Ah! Morire per fermare il Tempo..."

"Paura di niente? Ho paura di te."

"Le due del mattino. La città appartiene ai fantasmi, agli assassini, ai sonnambuli. Dove sei tu, in che letto, in che sogno? Se ti incontrassi, tu andresti oltre senza vedermi, perché noi non siamo visti dai nostri sogni. Non ho fame: questa notte non riesco a digerire la mia vita. Sono stanca: ho camminato tutta la notte cercando di buttare via il tuo ricordo. Seduta su una panchina, abbrutita mio malgrado dall'avvicinarsi del mattino, smetto di ricordare che sto tentando di dimenticarti."

Da Marguerite Yourcenar, Fuochi, Bompiani 2001

sabato 2 marzo 2013

Sulla lettura



“Conta solo il libro che si pianta come un coltello nel cuore del lettore”.

Emil Cioran, Quaderni 1957-1972

martedì 26 giugno 2012

Epiloghi di Derek Walcott

Epiloghi







Le cose non esplodono:
vengon meno, sbiadiscono,


come il sole sbiadisce dalla carne,
come la schiuma esala nella sabbia,


come il fulmineo lampo dell'amore
non ha un epilogo tonante,


muore invece con un suono di fiori
che sbiadiscono come fa la carne


sotto la pietra pomice sudante,
tutto concorre a dare questa forma


finché restiamo soli col silenzio
che circonda la testa di Beethoven.


Endings


Thing do not esplode:
they fail, they fade,


as sunlight fades from the flesh,
as the foam drains quick in the sand,


even love’s lighting flash
has no thunderous end,


it dies with the sound
of flowers fading like the flesh


from sweating pumice stone,
everything shapes this


till we are left
with the silence that surrounds Beethoven’s head.

martedì 5 ottobre 2010

"Tienti dritto e sorridi" - invito alla nonviolenza di Giuseppe Lanza del Vasto

Tieniti dritto e sorridi / fallo in ogni tempo, all’ora del cattivo umore / come all’ora del buon umore, / davanti a quelli che ti piacciono / e a quelli che ti ripugnano / nell’agiatezza e nelle strettezze / nella miseria o l’opulenza. / La malattia o la salute, / tieniti dritto e sorridi / tra coloro che si precipitano, / coloro che si agitano nel vuoto / o si urtano gli uni gli altri / tieniti dritto e sorridi / tra coloro che si fanno largo a gomitate, / coloro che tendono le mani per prendere, / o che si arrampicano e si destreggiano, / tieniti dritto e sorridi / tra coloro che discutono, / e coloro che si ingiuriano, / coloro che stringono i pugni, / coloro che brandiscono le armi, / tieniti dritto e sorridi / nel giorno della collera / e dello sbandamento, / quando tutto crolla e brucia, / tu solo in piedi nel panico, / tieniti dritto e sorridi / di fronte ai giusti dalla nuca rigida, / i giudici dalle virtù taglienti, / gli importanti che si dimenano, / tieniti dritto e sorridi / sia che venga fatto il tuo elogio, / sia che ti si sputi in faccia, / tieniti dritto e sorridi / a casa con i tuoi, / tieniti dritto e sorridi, / di fronte alla tua amata, / tieniti dritto e sorridi. / Nei giochi e nelle danze, / tieniti dritto e sorridi. / Nella veglia e i digiuni, / tieniti dritto e sorridi / solo nell’alto silenzio, / tieniti dritto e sorridi / al limitare del grande viaggio, / anche se i tuoi occhi piangono, / tieniti dritto e sorridi. // (Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto, Tienti dritto e sorridi).

lunedì 6 settembre 2010

Povera Patria- Franco Battiato (1992)



Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare

Dall’album “Come un cammello in una grondaia” (1991)

mercoledì 21 luglio 2010

Ricardo Reis anti-verista - da "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago



Ricardo Reis riflette su ciò che ha visto e sentito, pensa che l'oggetto dell'arte non è l'imitazione, che è stata una debolezza criticabile dell'autore l'aver scritto l'opera nel dialetto di Nazaré, o in quello che ha supposto essere quel dialetto, dimenticando il fatto che la realtà non sopporta il suo riflesso, lo respinge, solo un'altra realtà, una qualunque, può essere messa al posto di quella che si vuole esprimere e, proprio perché differenti fra loro, a vicenda si mostrano, si spiegano ed enumerano, la realtà come invenzione che fu l'invenzione come la realtà che sarà.

José Saramago, L'anno della morte di Ricardo Reis, Feltrinelli ed. 2010

lunedì 28 giugno 2010

STANLEY KUBRICK FOTOGRAFO 1945-1950



“Ho sempre pensato che un’ambiguità credibile, davvero realistica, costituisca la migliore forma di espressione".



L' amore per il paradosso, per l’ossimoro, per l'ambiguità è una delle cifre dell'opera di uno dei maggiori registi del '900: Stanley Kubrick.Mentre molti sono gli appassionati dei suoi film, pochi sapevano, fino a oggi, che, negli anni dell'immediato dopoguerra Kubrick è stato anche un grandissimo fotografo.Dal 1945 al 50 egli lavorò infatti per la rivista Look, una pubblicazione ad ampia diffusione pubblicata a New York che si proponeva, negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, di documentare la vita sociale nell’America del dopoguerra.A Rainer Crone, curatore di questa mostra e grande studioso di arte contemporanea, si deve la scoperta e lo studio di un complesso di ben 12.000 immagini tratte da questa rivista, che nessuno mai aveva avuto modo di analizzare dal punto di vista critico o storico.
Oggi abbiamo la fortuna di poter presentare al Palazzo della Ragione a Milano non una semplice raccolta delle fotografie di un artista ,per quanto importante, ma una serie di ‘storie’ narrate per immagini, che costituiscono un corpus storicamente unico, attraverso cui ci è possibile leggere, in una forma ben identificabile, lo stile e le capacità da ‘story teller‘ del grande regista.
In particolare, questa raccolta di negativi ci permette di decodificare in modo persuasivo alcuni dei riferimenti culturali che saranno caratteristici anche del Kubrick regista:Innanzitutto il tema dell’ ‘estraneazione’ dell’artista rispetto alla propria opera d’arte.Kubrick viveva in una New York in cui Brecht riscuoteva grandi successi con la sua ‘Opera da tre soldi’. E lo stesso regista, ebreo di origine, non poteva non riconoscersi in quell’aspetto della cultura tedesca che, che va dall’Espressionismo in poi. e ancora, la certezza che una raffigurazione ‘stilizzata’ della realtà possa essere molto più efficace di una ‘naturale’ documentazione. Già Proust aveva attirato l’attenzione sulla peculiarità di un approccio fotografico alla realtà che si risolve in una sorta di ‘alienazione’ da essa. Alla luce dell’opera successiva di Brecht, tale ‘alienazione’ finisce però per trasformarsi, nell’opera di Kubrick, nella sperimentazione delle proprie emozioni ed esperienze di fronte al frammento di realtà inquadrato dalla macchina fotografica.e infine, l’interesse fortissimo già nel giovane Kubrick, nel rappresentare tutto ciò che non è ancora certo e ben definito, il fascino che su di lui esercita tutto ciò che non è più e non è ancora. Caratteristica specifica, peraltro, di una cultura americana che si sta affermando nella propria originalità e nel proprio tentativo di distaccarsi da quella europea.


Una serie di racconti per immagini dunque che vengono presentate al pubblico italiano, con la certezza che, al di là dell’interesse storico-artistico della scoperta, esse consentano ai tanti appassionati dell’opera di Stanley Kubrick di ritrovare in esse, in luce, tutta la capacità narrativa, il senso dell’humor e la forza visionaria del grande regista.Per la prima volta al mondo, una mostra indaga un aspetto finora poco conosciuto della carriera di Stanley Kubrick. Dal 16 aprile al 4 luglio 2010, a Palazzo della Ragione di Milano saranno esposte oltre 200 fotografie, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, realizzate da Stanley Kubrick dal 1945 al 1950 quando, a soli 17 anni, venne assunto dalla rivista americana Look. L’esposizione, curata da da Rainer Crone è stata realizzata dal Comune di Milano -Cultura e da Giunti Arte mostre musei.




Milano, Palazzo della Ragione, sino al 4 luglio 2010

mercoledì 28 ottobre 2009

L'Angelus Novus di Walter Benjamin attraverso Paul Klee



"C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta".

da Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi.

Il tema del doppio nel cinema – Da “Dottor Jekyll e Mr.Hyde" a “Sliding Doors” [di Elda Lo Cascio]



Come per la letteratura, il cinema non è rimasto indifferente al tema del doppio, dallo sdoppiamento della persona e dell’identità a quello, a volte meno inquietante, dello scambio dei ruoli fra persone. Eventi e personaggi, come in uno specchio, si raddoppiano e si intersecano in una realtà proteiforme dove ritrovare la propria identità è impresa piuttosto ardua.

DOTTOR JEKYLL E MR.HYDE
Dal romanzo di Robert L. Stevenson, la storia del Dottor Jekyll scienziato illustre che sperimenta su di sé una pozione da lui inventata per verificare sulla sua persona le teorie psicanalitiche sul doppio. A mezzo della pozione, Jekyll si trasforma ogni notte nel bieco Mr.Hyde, un feroce assassino di prostitute. La versione di Victor Fleming (già regista nel 1939 di “Via col vento”) è meno truce della versione del 1932 di Mamoulian, ma rimane memorabile per le sequenze in cui Jekyll elabora psicanaliticamente lo sdoppiamento della personalità attraverso i sogni deliranti dello scienziato. Spencer Tracy è il fenomenale protagonista del film sull’espressione della dualità insita nell’animo umano, sempre sospeso fra bene e male.(Di Victor Fleming con Spencer Tracy e Ingrid Bergman, horror, Usa 1941, 121 b/n)

LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE – VERTIGO
L’agente Ferguson (James Stewart) è a riposo perché, a causa della sua paura del vuoto, non è riuscito ad impedire la morte di un collega. Un amico di vecchia data lo contatta e gli affida il compito di sorvegliare la moglie (Kim Novak) che ha manifestato manie suicide. Ferguson accetta e pedina la donna per tutta San Francisco, scoprendone la personalità malinconica. Ma durante uno dei suoi appostamenti, Ferguson, vittima delle vertigini, non riuscirà ad impedire alla donna di buttarsi giù da un campanile. Dopo alcuni mesi dal tragico evento, un incontro casuale fra Ferguson e una donna straordinariamente somigliante alla suicida rimetterà tutto in discussione. Un film di amore e morte nello sfondo di un’onirica San Francisco dove i corpi prendono la consistenza di fantasmi, la realtà si duplica in un’atmosfera ipnotica e misteriosa. Straordinaria Kim Novak nel doppio ruolo di Madeleine/Judy.(Di Alfred Hitchcock con James Stewart e Kim Novak, thriller, Usa 1958, 128’)

INSEPARABILI
Elliot e Beverley Mantley (Jeremy Irons) sono due gemelli, affermati ginecologi. I due hanno caratteri diversi: l’uno ci sa fare con le donne, l’altro non proprio. Fisicamante sono però due gocce d’acqua. Questa assoluta somiglianza verrà usata dai due per metter in atto un gioco perverso di seduzione ai danni di Claire, dapprima paziente e amante di Elliot e poi di Beverley, ignara dello scambio. Uno dei migliori film di Cronenberg, in cui il tema dello scambio di identità anticipa lungometraggi in cui il doppio diventa invece sdoppiamento dell’identità di un solo individuo, come in “MButterfly” con Jeremy Irons o nel recentissimo “A history of violence” con Viggo Mortensen. “Inseparabili” è ispirato alla storia vera dei gemelli Steven and Cyril Marcus, suicidatisi entrambi con dei barbiturici nell’Upper East Side di Manhattan negli anni ’70.(Di David Cronenberg con Jeremy Irons, drammatico, Can 1988, 111’)

LA DOPPIA VITA DI VERONICA
Kieslowski ha caro il tema dei destini incrociati e delle vite parallele che, inconsapevoli le une delle altre, vivono gli stessi eventi e si ricongiungono attraverso un filo invisibile, come se le trame della nostra esistenza fossero già predisposte da Qualcun altro e attendessero soltanto di essere messe in atto da noi, ignari protagonisti. A Cracovia vive Veronika, una ventenne dalla voce bellissima. Veronika vive per il canto e morirà cantando durante un’esibizione in pubblico per via del suo debole cuore. Véronique è francese, ma è identica a Veronika e soffre della sua stessa patologia cardiaca. Per uno scherzo del destino Véronique abbandona il canto e si rifugia nell’amore, scampando così al tragico destino del suo alter ego polacco. Iréne Jacob, nel doppio ruolo di Veronika e Véronique, è stata premiata a Cannes nel 1991 come Miglior Attrice Protagonista.(Di Krzysztof Kieslowski con Irène Jacob, drammatico, Pol/Fra 1991, 98’)


FACE/OFF
Lo sdoppiamento della personalità attraverso il cambiamento dell fattezze fisiche. Sean Archer (John Travolta), agente dell’FBI, si trova di fronte a Castor Troy (Nicolas Cage), un pericoloso terrorista che gli ha ucciso il figlio in un’azione precedente. Quando il terrorista entra in coma, Sean ne approfitta e grazie ad un intervento chirurgico riesce a prendere le sembianze del criminale per tentare di neutralizzare la bomba da lui innescata. Ma il criminale si risveglia e prende il posto di Sean a lavoro e in famiglia. Il fascino di “Face/Off” consiste soprattutto nelle scene d’azione in cui il regista Jon Woo riesce a dare il meglio di sé grazie a due interpreti d’eccezione come John Travolta e Nicolas Cage, intrappolati in uno sdoppiamento di personalità che ha tutto il sapore della vendetta.(Di Jon Woo con Nicolas Cage e John Travolta, azione, Usa 1997, 137’)

SLIDING DOORS
Due film in uno. Due epiloghi diversi sulla base di scelte diverse. Tutto ciò che ci accade è conseguenza di una nostra azione, più o meno inconsapevole. Tutto accade per caso, o meglio, per volere del Caso. Le porte scorrevoli della metropolitana di Londra fanno da spartiacque per i destini paralleli vissuti da Helen (Gwyneth Paltrwow) nella stessa giornata. Cosa accadrebbe alla bella Helen se invece di tornare a casa in anticipo dopo essere stata licenziata, avesse perso del tempo? Non avrebbe trovato il fidanzato a letto con un’altra e per lei sarebbe stata tutta un’altra storia… Il film si ispira a “Destino cieco” (1987) del regista polacco Krzysztof Kieslowski. (Di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow, commedia, Gbr 1998, 99’)

E.L.C.

L'articolo è anche su www.cinematocasa.it

martedì 27 ottobre 2009

Bocca di rosa nella versione siciliana di Mario Incudine



Mario Incudine ricrive il mito!
Attenzione a questo giovane artista siciliano...un talento!

giovedì 22 ottobre 2009

Il labirinto nella sua forma attuale: il rizoma


Ogni epoca elabora e ricostruisce labirinti, alcune forme permangono, altre scompaiono.
Alla forma del labirinto cretese se ne sono affiancate altre che da quella hanno tratto il proprio humus.
La forma si adatta ai mutati e mutevoli bisogni della società, a nuove esigenze di “senso”.
L’età contemporanea frammenta le forme e le sovrappone senza più possibilità di scorgervi un’entrata e un’ uscita, un senso di percorrenza, un centro che sia immobile, un dentro e un fuori.
La società odierna ha prodotto i rizomi di cui parlano Deleuze e Guattari e di cui Eco ha fornito un’affascinante definizione: “(…) il rizoma, o la rete infinita, dove ogni punto può connettersi ad ogni altro e la successione delle connessioni non ha termine teorico perché non esiste più un esterno o un interno: in altri termini, il rizoma può proliferare all’infinito. Inoltre potremmo immaginarlo come una palla di burro, senza confini, all’interno della quale posso perforare senza troppa fatica una parete che separa due condotti creando per ciò stesso un nuovo condotto. Il che equivale a dire che nel rizoma anche le scelte sbagliate producono soluzioni e insieme contribuiscono a complicare il problema. Se anche una Mente può aver pensato il rizoma, non ne avrà però pensata e stabilita in anticipo la struttura. Il rizoma è come un libro in cui ogni lettura cambi l’ordine delle lettere e produca un nuovo testo”.
E.L.C.

Cit. da Umberto Eco, Prefazione a Paolo Santarcangeli, Il libro dei labirinti, pp. XIII-XIV.

sabato 31 maggio 2008

Il viaggio, l'esperienza, la vita: Itaca di Costantino Kavafis



Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va' in molte città egizie
impara una quantità
di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa' che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Costantino Kavafis

domenica 18 maggio 2008

L'artista è il creatore di cose belle - Omaggio a Oscar Wilde




Prefazione a Il ritratto di Dorian Gray



L'artista è il creatore di cose belle.

Rivelare l'arte e celare l'artista è il fine dell'arte.
Il critico è colui che sa tradurre in forma diversa o in nuova materia la sua sensazione del bello.
La più alta come la più meschina forma di critica sono una sorta di autobiografia.
Quelli che vedono brutti significati nelle cose belle sono disonesti senza essere interessanti. Questo è un difetto.
Quelli che vedono bei significati nelle cose belle sono i raffinati. Per essi c'è speranza.
Essi sono gli eletti per cui le cose belle significano solo bellezza.
Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Tutto qui.
L'avversione del diciannovesimo secolo per il realismo è la rabbia di Calibano che vede il suo volto in uno specchio.
L'avversione del diciannovesimo secolo per il romanticismo è la rabbia di Calibano che non vede il suo volto in uno specchio.
L'artista non ha affinità etiche. Un'affinità etica in un artista è un imperdonabile manierismo stilistico.
L'artista non è mai morboso. L'artista può esprimere tutto.
Il pensiero e il linguaggio sono per l'artista strumenti di un'arte.
Il vizio e la virtù sono per l'artista materiali di un'arte.

Dal punto di vista della forma, il modello di ogni arte è l'arte del musicista. Dal punto di vista del sentimento, il modello è il mestiere dell'attore.
Ogni arte è a un tempo facciata e simbolo.
Chi va oltre la facciata lo fa a suo rischio.
Chi intende il simbolo lo intende a suo rischio.
È lo spettatore, non la vita, che l'arte invero rispecchia.
La differenza di opinioni su un'opera d'arte indica che l'opera è nuova, complessa, vitale.
Quando i critici dissentono tra di essi, l'artista è d'accordo con se stesso.
Possiamo perdonare un uomo per aver fatto qualcosa di utile purché non l'ammiri. L'unica scusa per aver fatto una cosa inutile è di ammirarla intensamente.
utta l'arte è completamente inutile


Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray