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lunedì 11 febbraio 2013
Jim Croce e Quentin Tarantino - "I got a name" (1973) in "Django-Unchained" (2012)
Like the pine trees lining the winding road
I've got a name
I've got a name
Like the singing bird and the croaking toad
I've got a name
I've got a name
And I carry it with me like my daddy did
But I'm living the dream that he kept hid
Moving me down the highway
Rolling me down the highway
Moving ahead so life won't pass me by
Like the North wind whistling down the sky
I've got a song
I've got a song
Like the whip-poor-will and the babies crying
I've got a song
I've got a song
And I carry it with me and I sing it proud
If it gets me nowhere, I'll go there proud
Moving me down the highway
Rolling me down the highway
Moving ahead so life won't pass me by
And I'm gonna go there free
Like the fool I am and I'll always be
I've got a dream
I've got a dream
They can change their minds but they can't change me
I've got a dream
I've got a dream
I know I could share it if you want me to
If your going my way I'll go with you
Moving me down the highway
Rolling me down the highway
Moving ahead so life won't pass me by
Moving me down the highway
Rolling me down the highway
Moving ahead so life won't pass me by
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lunedì 2 luglio 2012
mercoledì 9 novembre 2011
domenica 25 settembre 2011
Jonathan Demme al Milano Film Festival 2011

La 16°edizione del Milano Film Festival ha reso omaggio a Jonathan Demme, uno dei grandi registi del cinema americano indipendente. Al regista di New York, premio Oscar col pluripremiato “Il silenzio degli innocenti” (1992), è stata dedicata un’interessante retrospettiva sui film più importanti della sua pluriennale carriera. L’edizione del MFF lo ha visto inoltre protagonista al Teatro Strehler di un’insolita lezione- dialogo sul cinema insieme col regista palermitano Luca Guadagnino.
Demme ha passato in rassegna, con molta umiltà e schiettezza, le tappe più salienti della sua carriera, ricordando gli esordi alle dipendenze di Roger Corman, per cui scriveva le note di produzione, gli spot pubblicitari e i primi acerbi esperimenti alla regia di lungometraggi come Femmine in gabbia (1974), sino alle più mature prove d’autore con Il silenzio degli innocenti (1992) o The Agronomist (2003), documentario di denuncia della situazione socio-politica di Haiti attraverso la figura del martire politico Jean Dominique.
Il regista, sollecitato dalle domande del pubblico in sala, si è soffermato sulla sua predilezione per le storie al femminile, facendo risalire tale preferenza all’esperienza personale di adolescente cresciuto esclusivamente dalla madre e dalla nonna e alla sua attrazione giovanile per i corpi sinuosi delle attrici hollywoodiane e italiane come Marilyn Monroe o Sofia Loren.
Demme ha insistito sul ruolo fondamentale che la donna dovrebbe avere nel mondo attuale e che invece, di fatto non ha, rimanendo relegata ai margini di una società fondamentalmente maschilista. Il cinema di Demme, in qualche modo, vorrebbe rendere giustizia al ruolo subalterno che il genere femminile ricopre, mettendo quindi in scena donne dal coraggio smisurato o animate da forti passioni, capaci di grandi gesti o di forti emozioni.
Il regista ha poi parlato della sua passione per la musica (“la fonte più pura di comunicazione”) e dell’ammirazione per il cantante Neil Young su cui ha girato già tre film.
Non è mancato un riferimento ad Haiti, terra crudele e affascinante, il cui popolo vive sospeso fra povertà e ricchezza interiore, e che Demme vuole sempre ricordare nei suoi film, inserendo brani di musica popolare all’interno delle colonne sonore.
Il regista ha inoltre confessato che le sue più importanti fonti di ispirazione cinematografica sono state Alfred Hitchcock, maestro assoluto delle suspense, e Bernardo Bertolucci a cui Demme è legato da profonda amicizia e ammirazione. La visione del film Il conformista (1970) ha talmente affascinato Demme da innescare in lui una profonda riflessione sul fare cinema.
Demme ha concluso la lezione allo Strehler invitando gli aspiranti registi a fare del cinema indipendente senza attendere l’aiuto di produttori o finanziamenti pubblici; secondo il regista newyorchese per essere registi basta scegliere un soggetto e girare: “Be a filmaker, make your film!”
Elda Lo Cascio (22.IX.2011)
L'articolo si trova anche sul sito www.cinematocasa.it
domenica 5 giugno 2011
mercoledì 18 maggio 2011
Vincent di Tim Burton
Un bellissimo corto d'animazione del 1982 firmato Tim Burton.
Protagonista il giovane Vincent doppiato da Vincent Price, l'attore preferito di Burton.
Buona visione!
lunedì 11 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
Valzer con Bashir - Trailer
Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman
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lunedì 20 dicembre 2010
Da "Hollywood Party" (1968) - Omaggio a Blake Edwards
Filmografia di Blake Edwards alla regia
Quando una ragazza è bella (Bring Your Smile Along) (1955)
Colui che rise per ultimo (He Laughed Last) (1956)
Le avventure di Mister Cory (Mister Cory) (1958)
La tentazione del signor Smith (This Happy Feeling) (1958)
In licenza a Parigi (The Perfect Furlough) (1958)
Operazione sottoveste (Operation Petticoat) (1959)
In due è un'altra cosa (High Time) (1960)
Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's) (1961)
Operazione terrore (Experiment in Terror) (1962)
I giorni del vino e delle rose (Days of Wine and Roses) (1963)
La Pantera Rosa (The Pink Panther) (1964)
Uno sparo nel buio (A Shot in the Dark) (1964)
La grande corsa (The Great Race) (1965)
Papà, Ma che cosa hai fatto in guerra? (What Did You Do in the War, Daddy?) (1966)
Peter Gunn: 24 ore per l'assassino (Gunn) (1967)
Hollywood Party (The Party) (1968)
Operazione crépes suzette (Darling Lili) (1970)
Uomini selvaggi (Wild Rovers) (1971)
Il caso Carey (The Carey Treatment) (1972)
Il seme del tamarindo (The Tamarind Seed) (1974)
La Pantera Rosa colpisce ancora (The Return of the Pink Panther) (1975)
La Pantera Rosa sfida l'ispettore Clouseau (The Pink Panther Strikes Again) (1976)
La vendetta della Pantera Rosa (Revenge of the Pink Panther) (1978)
10 (id.) (1979)
S.O.B. (id.) (1981)
Victor Victoria (id.) (1982)
Sulle orme della Pantera Rosa (Trail of the Pink Panther) (1982)
La Pantera Rosa - Il mistero Clouseau (Curse of the Pink Panther) (1983)
I miei problemi con le donne (The Man Who Loved Women) (1983)
Micki e Maude (Micki + Maude) (1984)
Un bel pasticcio! (A Fine Mess) (1986)
Così è la vita! (That's Life!) (1986)
Appuntamento al buio (Blind Date) (1987)
Intrigo a Hollywood (Sunset) (1988)
Skin Deep - Il piacere è tutto mio (Skin Deep) (1989)
Nei panni di una bionda (Switch) (1991)
Il figlio della Pantera Rosa (Son of the Pink Panther) (1993)
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martedì 14 dicembre 2010
Fellini sulla luce nel cinema

La luce è ideologia, sentimento, colore, tono, profondità, atmosfera, racconto.
La luce fa miracoli, aggiunge, cancella, riduce, arricchisce, sfuma, sottolinea, allude, fa diventare credibile e accettabile il fantastico, il sogno e, al contrario, può suggerire trasparenze, vibrazioni, dà miraggio alla realtà più grigia, quotidiana […] il film si scrive con la luce, lo stile si esprime con la luce.
Federico Fellini, da “Fare un film”, Einaudi, Torino 1989, p.140
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martedì 30 novembre 2010
Dall'"Armata Brancaleone" - Omaggio a Mario Monicelli
Filmografia del Maestro della commedia all'italiana
› (2006) Le rose del deserto
› (2003) Firenze, il nostro domani
› (2002) Lettere dalla Palestina
› (2001) Un altro mondo è possibile
› (2000) Come quando fuori piove
› (1999) Un amico magico: il maestro Nino Rota
› (1999) Panni sporchi
› (1997) I corti italiani
› (1996) Esercizi di stile
› (1995) Facciamo paradiso
› (1994) Cari fottutissimi amici
› (1992) Parenti serpenti
› (1991) Rossini! Rossini!
› (1990) Il male oscuro
› (1989) La moglie ingenua e il marito malato (TV)
› (1989) 12 registi per 12 città
› (1988) I Picari
› (1986) Speriamo che sia femmina
› (1985) Le due vite di Mattia Pascal
› (1984) Bertoldo, Bertoldino e... Cacasenno
› (1982) Amici miei atto II
› (1981) Il Marchese del Grillo
› (1981) Camera d'albergo
› (1980) Temporale Rosy
› (1979) Viaggio con Anita
› (1977) I nuovi mostri
› (1977) Un borghese piccolo piccolo
› (1976) Signore e signori, buonanotte
› (1976) Caro Michele
› (1975) Amici miei
› (1974) Romanzo popolare
› (1973) Vogliamo i colonnelli
› (1971) La mortadella
› (1970) Brancaleone alle crociate
› (1970) Le coppie
› (1969) Tò, è morta la nonna!
› (1968) La ragazza con la pistola
› (1968) Capriccio all'italiana
› (1966) L'Armata Brancaleone
› (1966) Le fate
› (1965) Casanova '70
› (1964) Alta infedeltà
› (1963) I compagni
› (1962) Boccaccio '70
› (1960) Risate di gioia
› (1959) La grande guerra
› (1959) Lettere dei condannati a morte
› (1958) I soliti ignoti
› (1957) Il Medico e lo stregone
› (1957) Padri e figli
› (1956) Donatella
› (1955) Un eroe dei nostri tempi
› (1955) Totò e Carolina
› (1954) Proibito
› (1953) Le infedeli
› (1952) Totò e le donne
› (1951) Guardie e ladri
› (1951) Totò e i re di Roma
› (1950) E' arrivato il cavaliere!
› (1950) Vita da cani
› (1949) Al diavolo la celebrità
› (1949) Totò cerca casa
› (1935) I Ragazzi della via Paal
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lunedì 15 novembre 2010
Pasolini e la "società dei consumi" sullo sfondo di Sabaudia- 1974
7 febbraio 1974- Rai, documentario "Pasolini e...la città"
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lunedì 11 ottobre 2010
martedì 28 settembre 2010
venerdì 17 settembre 2010
domenica 12 settembre 2010
martedì 7 settembre 2010
lunedì 19 luglio 2010
lunedì 28 giugno 2010
STANLEY KUBRICK FOTOGRAFO 1945-1950

“Ho sempre pensato che un’ambiguità credibile, davvero realistica, costituisca la migliore forma di espressione".
L' amore per il paradosso, per l’ossimoro, per l'ambiguità è una delle cifre dell'opera di uno dei maggiori registi del '900: Stanley Kubrick.Mentre molti sono gli appassionati dei suoi film, pochi sapevano, fino a oggi, che, negli anni dell'immediato dopoguerra Kubrick è stato anche un grandissimo fotografo.Dal 1945 al 50 egli lavorò infatti per la rivista Look, una pubblicazione ad ampia diffusione pubblicata a New York che si proponeva, negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, di documentare la vita sociale nell’America del dopoguerra.A Rainer Crone, curatore di questa mostra e grande studioso di arte contemporanea, si deve la scoperta e lo studio di un complesso di ben 12.000 immagini tratte da questa rivista, che nessuno mai aveva avuto modo di analizzare dal punto di vista critico o storico.
Oggi abbiamo la fortuna di poter presentare al Palazzo della Ragione a Milano non una semplice raccolta delle fotografie di un artista ,per quanto importante, ma una serie di ‘storie’ narrate per immagini, che costituiscono un corpus storicamente unico, attraverso cui ci è possibile leggere, in una forma ben identificabile, lo stile e le capacità da ‘story teller‘ del grande regista.
In particolare, questa raccolta di negativi ci permette di decodificare in modo persuasivo alcuni dei riferimenti culturali che saranno caratteristici anche del Kubrick regista:Innanzitutto il tema dell’ ‘estraneazione’ dell’artista rispetto alla propria opera d’arte.Kubrick viveva in una New York in cui Brecht riscuoteva grandi successi con la sua ‘Opera da tre soldi’. E lo stesso regista, ebreo di origine, non poteva non riconoscersi in quell’aspetto della cultura tedesca che, che va dall’Espressionismo in poi. e ancora, la certezza che una raffigurazione ‘stilizzata’ della realtà possa essere molto più efficace di una ‘naturale’ documentazione. Già Proust aveva attirato l’attenzione sulla peculiarità di un approccio fotografico alla realtà che si risolve in una sorta di ‘alienazione’ da essa. Alla luce dell’opera successiva di Brecht, tale ‘alienazione’ finisce però per trasformarsi, nell’opera di Kubrick, nella sperimentazione delle proprie emozioni ed esperienze di fronte al frammento di realtà inquadrato dalla macchina fotografica.e infine, l’interesse fortissimo già nel giovane Kubrick, nel rappresentare tutto ciò che non è ancora certo e ben definito, il fascino che su di lui esercita tutto ciò che non è più e non è ancora. Caratteristica specifica, peraltro, di una cultura americana che si sta affermando nella propria originalità e nel proprio tentativo di distaccarsi da quella europea.
Oggi abbiamo la fortuna di poter presentare al Palazzo della Ragione a Milano non una semplice raccolta delle fotografie di un artista ,per quanto importante, ma una serie di ‘storie’ narrate per immagini, che costituiscono un corpus storicamente unico, attraverso cui ci è possibile leggere, in una forma ben identificabile, lo stile e le capacità da ‘story teller‘ del grande regista.
In particolare, questa raccolta di negativi ci permette di decodificare in modo persuasivo alcuni dei riferimenti culturali che saranno caratteristici anche del Kubrick regista:Innanzitutto il tema dell’ ‘estraneazione’ dell’artista rispetto alla propria opera d’arte.Kubrick viveva in una New York in cui Brecht riscuoteva grandi successi con la sua ‘Opera da tre soldi’. E lo stesso regista, ebreo di origine, non poteva non riconoscersi in quell’aspetto della cultura tedesca che, che va dall’Espressionismo in poi. e ancora, la certezza che una raffigurazione ‘stilizzata’ della realtà possa essere molto più efficace di una ‘naturale’ documentazione. Già Proust aveva attirato l’attenzione sulla peculiarità di un approccio fotografico alla realtà che si risolve in una sorta di ‘alienazione’ da essa. Alla luce dell’opera successiva di Brecht, tale ‘alienazione’ finisce però per trasformarsi, nell’opera di Kubrick, nella sperimentazione delle proprie emozioni ed esperienze di fronte al frammento di realtà inquadrato dalla macchina fotografica.e infine, l’interesse fortissimo già nel giovane Kubrick, nel rappresentare tutto ciò che non è ancora certo e ben definito, il fascino che su di lui esercita tutto ciò che non è più e non è ancora. Caratteristica specifica, peraltro, di una cultura americana che si sta affermando nella propria originalità e nel proprio tentativo di distaccarsi da quella europea.
Una serie di racconti per immagini dunque che vengono presentate al pubblico italiano, con la certezza che, al di là dell’interesse storico-artistico della scoperta, esse consentano ai tanti appassionati dell’opera di Stanley Kubrick di ritrovare in esse, in luce, tutta la capacità narrativa, il senso dell’humor e la forza visionaria del grande regista.Per la prima volta al mondo, una mostra indaga un aspetto finora poco conosciuto della carriera di Stanley Kubrick. Dal 16 aprile al 4 luglio 2010, a Palazzo della Ragione di Milano saranno esposte oltre 200 fotografie, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, realizzate da Stanley Kubrick dal 1945 al 1950 quando, a soli 17 anni, venne assunto dalla rivista americana Look. L’esposizione, curata da da Rainer Crone è stata realizzata dal Comune di Milano -Cultura e da Giunti Arte mostre musei.
Presentazione da http://www.mostrakubrick.it/
Milano, Palazzo della Ragione, sino al 4 luglio 2010
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